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CENNI SULL'EVOLUZIONE MECCANICA DELLE ARMI
DALL'ANTICHITÀ ALL'ETÀ MODERNA

 

Giovedi B – h: 16/18

Date:  15/11 - 29/11 - 13/12/18 - 10/1/19 - 24/1 - 7/2 - 21/2 - 7/3 - 21/3 - 4/4 - 9/5 - 16/5

 

Coordinatore: dott. Giorgio DONDI, Presidente dell’Accademia di San Marciano – Torino

 

Nel nuovo anno accademico s’intenderebbe riprendere il tema della tecnologia meccanica vista attraverso le armi. In ogni epoca, a partire dalle più remote infatti, le armi, per la loro natura di mezzi primari sia per procurarsi il cibo, sia per difendersi (e purtroppo anche per offendere) guidarono ogni sviluppo materiale.

La meccanica è solo uno degli indirizzi di questo sviluppo e l’applicazione di essa, forse con un po’ di sorpresa, non risale a tempi recenti: l’uso non certo di dispositivi complessi, per lo meno l’applicazione di principi meccanici attraverso alcune macchine semplici (la leva, il cuneo e altre), si trova nella preistoria più antica e si ritrova presso attuali popolazioni molto primitive come quelle amerindie e australiane.

Nel Mondo classico lo sfruttamento di tali principi è estesissimo e consente la costruzione di macchine da guerra d’ogni dimensione, fino a quelle gigantesche.

Nella Grecia classica per queste macchine ci si rifece alle esperienze accumulate con la navigazione e, inaspettatamente, con il teatro, nel quale macchine diverse erano usate per sorprendenti effetti scenici.

Macchine da guerra simili a quelle antiche per scopo ed effetti, ma diverse per i mezzi applicati, si ritrovano in tutto il Medioevo e al pari delle prime possono definirsi “ad accumulo” poiché accumulavano l’energia fornita di solito dai serventi.

Nel Trecento l’ideazione delle armi da fuoco è un incredibile salto di qualità poiché non si sfrutta un’energia già meccanica e presente in potenza nei muscoli, ma un’energia tutta nuova: un’energia chimica. L’arma da fuoco è la prima macchina termica che si sia ideata.

Essa, però, pose altri problemi: come si adopera? La si carica con polvere e proiettile, ma la carica come si accendeva? Di qui studi e ricerche che durarono almeno cinque secoli per ideare dispositivi di sparo sempre migliori. E questi studi coinvolsero in gran parte la meccanica; una meccanica spesso molto raffinata, ormai in ferro e acciaio, in cui la vite metallica e la molla d’acciaio, prima quasi ignote perché difficili da produrre, hanno una parte essenziale. E a partire dal tardo Cinquecento, ma soprattutto dal secondo Seicento, gli eserciti di tutti i Paesi divorano quantità incredibili di fucili (poiché ormai questo è il nome corretto dell’arma ordinaria), così che s’impara a produrli in serie. Di contro sta una produzione limitata di armi di altissima qualità, decorate splendidamente, ma non meno pregevoli negli aspetti tecnici, destinate ai cacciatori danarosi o da usare per donativi importanti. Armi da caccia di gran pregio continuano a prodursi tuttora in pochi centri anche italiani.

 

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